Away league match played on 10 November 2013.
Kicked off at 3:00 PM

Domenica 10 novembre 2013 - Parma, stadio Ennio Tardini - Parma-Lazio 1-1 10 novembre 2013 - Campionato di Serie A - XII giornata - inizio ore 15.00

PARMA: Mirante, Cassani, Lucarelli, Felipe, Rosi, Parolo, Marchionni, Obi (dal 26' Valdes), Gobbi, Cassano (81' Amauri), Palladino (45' Sansone). A disposizione: Bajza, Coric, Mesbah, Biabiany, Mendes, Munari, Benalouane, Paletta, Acquah. Allenatore: Donadoni.

LAZIO: Marchetti, Pereirinha (86' Cavanda), Novaretti, Cana, Radu, Onazi, Ledesma, Hernanes (70' Biglia), Keita, Klose (84' Floccari), Candreva. A disposizione: Berisha, Guerrieri, Elez, Konko, Vinicius, Felipe Anderson, Perea. Allenatore: Petkovic.

Arbitro: Sig. Rizzoli (Bologna) - Assistenti Sigg. Stefani e Faverani - Quarto uomo Sig. Di Fiore - Assistenti di porta Sigg. Banti e Celi.

Marcatori: 51' Keita, 63' Lucarelli.

Note: espulso Rosi per per proteste all'86'. Ammoniti Pereirinha, Parolo, Klose e Felipe per gioco scorretto. Angoli 4-10. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 1.904 per un incasso di 16.398 euro, abbonati 9.235 per una quota di 71.287,99 euro.

La Gazzetta dello Sport titola: "Bravo Keita ma non basta. Una X a Parma per Petkovic. Il 18enne scuola Barça trova il 1o centro in A, la Lazio viene raggiunta da Lucarelli".

Continua la "rosea": Perle e errori, voglia di volare e sano realismo. Alla fine è pari tra Parma e Lazio. Risultato che fa comodo ad entrambe, ma che lascia pure l’amaro in bocca, perché vincere (e avrebbero potuto farlo sia l’una sia l’altra) sarebbe stata tutta un’altra cosa. Alla fine le recriminazioni maggiori sono degli ospiti. Che creano di più, passano in vantaggio, ci provano anche dopo che il Parma li raggiunge. Ma offrono pure il solito spettacolo di fragilità difensiva quando si tratta di congelare il risultato. Al Parma, in effetti, basta pigiare sull’acceleratore per una quindicina di minuti (quelli che seguono l’1-0 laziale) per rimettere a posto le cose e restare col dubbio che, se avessero aggredito anziché attendere gli avversari, avrebbero fatto bottino pieno. Il problema è che, quando la testa non è leggera, basta un passaggio sbagliato (e ce ne sono tanti) per alzare il freno a mano e restare bloccati. Questo è il Parma per gran parte della gara. Ma la stessa Lazio non è che molli i freni. Ha però un ragazzino che, con la freschezza dei suoi 18 anni, se ne infischia di calcoli e timori e regala spettacolo e occasioni da gol. A parte un guizzo in apertura di Hernanes, che Onazi non trasforma in gol per il salvataggio di Gobbi, passano tutte dai piedi dell’ex canterano del Barça le occasioni della Lazio. Dopo un tiro respinto da Mirante ed un colpo di testa che finisce fuori, quella giusta arriva a inizio ripresa, quando Keita sfrutta la galoppata di Candreva, supera Cassani e Mirante e deposita in rete.

Vantaggio meritato perché la Lazio è viva, pur con le sue amnesie. E perché il Parma pensa solo a difendersi (nel primo tempo ci sono solo due conclusioni di Obi e Palladino, sulle quali peraltro entrambi si fanno male). Ma, una volta preso lo schiaffo, la squadra di Donadoni decide di entrare in campo. Sposta il baricentro in avanti e produce occasioni. Ci provano Cassano (in giornata-no), Sansone (il suo ingresso vivacizza la manovra) e infine Lucarelli che di testa trasforma nell’1-1 l’angolo dello stesso Sansone. A questo punto l’inerzia della gara sarebbe a vantaggio degli emiliani. Che però decidono di accamparsi nella propria metà campo. L’espulsione di Rosi è un alibi che non regge, visto che matura a quattro dalla fine. Quando la Lazio ha già avuto le due occasioni per il 2-1 (Keita e Candreva, tanto per cambiare). Se fossero in giornata anche Hernanes e Klose la musica sarebbe diversa. Petkovic può respirare. La panchina è salva e la Lazio dà segnali di risveglio. Respira pure Donadoni: il terzo k.o. consecutivo sarebbe stato un bel macigno.

Il Corriere dello Sport titola: "Keita straripante e Vlado ringrazia. L’ex Barcellona segna il primo gol in serie A e salva la panchina a Petkovic, anche se la Lazio subisce il ritorno del Parma e il pareggio finale".

Continua il quotidiano sportivo romano: Questa volta, usando un’espressione cara a Petkovic, la Lazio ha dominato sul serio e avrebbe meritato di vincere. E’ mancato il gol del raddoppio e crescono i rimpianti per aver rinviato il primo successo in trasferta della stagione. Ma dal Tardini il tecnico bosniaco è uscito con molte sicurezze in più: non ha solo rafforzato la propria panchina, allontanando lo spettro dell’esonero e l’ombra di Reja, ma ha cominciato a trovare sul campo le risposte che Lotito si aspettava. La Lazio ha giocato da squadra e ha controllato la partita per novanta minuti: fuori casa quest’anno non era mai successo. La vecchia guardia ha lottato e sudato per il suo allenatore come ai vecchi tempi. Keita, diciottenne cresciuto nella Cantera del Barcellona, ha aggiunto imprevedibilità in attacco, tenendo in apprensione il Parma per tutta la partita. Ha segnato un gol bellissimo. Ha fatto la differenza quasi non fosse all’esordio dal primo minuto in Serie A. S’è visto e ha inciso molto più di Cassano, spento e spesso fuori dal gioco. Faticavano a prenderlo, a stargli dietro. Cassani è uscito con le ossa rotta, Lucarelli e Felipe hanno difeso sempre con affanno. Il Parma ha rimontato con l’orgoglio e l’umiltà delle squadre che sanno di dover soffrire, giocando di rimessa e pensando soprattutto a come annullare gli avversari. Amauri fuori e Palladino dentro per marcare Ledesma e per non dare riferimenti, con Cassano, ai centrali (Novaretti e Cana) lenti e macchinosi della Lazio. Così Donadoni aveva preparato la partita e nello stesso modo è riuscito a pareggiarla: massimo risultato con il minimo sforzo, sfruttando l’unico (o quasi) episodio favorevole, su un angolo di Sansone e il colpo di testa di Lucarelli, abilissimo ad anticipare Novaretti sul primo palo.

Rabbia Lazio, perché questa era una partita da vincere, ma dopo le ultime contraddittorie prestazioni la reazione è stata confortante. I biancocelesti hanno dimostrato ordine tattico. Petkovic ha ritrovato la Lazio tornando al vecchio e collaudato 4-1-4-1. Non è casuale. Dopo diverso tempo, ha potuto giocare con due veri esterni offensivi. Candreva e Keita non hanno solo attaccato. Rientravano a difendere, raddoppiavano Pereirinha e Radu. La scoperta del ragazzino spagnolo, che al ruolo di vice Lulic si adatta meglio rispetto a Felipe Anderson e Ederson, ha permesso alla Lazio di ritrovare punti di riferimento precisi nel gioco. Keita ha aggiunto (rispetto a Lulic) anche lo spunto nell’uno contro uno per creare un’enormità di azioni pericolose. Il gioco della Lazio nel primo tempo si è sviluppato al 39% sulla fascia destra per merito di Candreva, non sempre preciso nelle rifiniture, e per il 31% sul versante opposto. E Keita, giocando meno palloni, è stato decisamente più efficace. O s’inseriva sul filo del fuorigioco oppure si faceva dare la palla e puntava l’area. Tutte sue le azioni più pericolose. Tre occasioni nitide (un colpo di testa a lato, due interventi di Mirante), due palloni messi davanti alla porta senza che Klose o altri ci arrivassero. Solo tre tiri da fuori per il Parma. La Lazio con 7 conclusioni, il 58% nel possesso-palla e una supremazia sugli angoli (4 a 1) ha chiuso sullo 0-0.

Dopo l’intervallo il Parma ha alzato i ritmi. Donadoni, che aveva perso per infortunio prima Obi e poi Palladino, voleva sorprendere Petkovic puntando sullo scontro fisico. La velocità di pensiero di Valdes e gli scatti velenosi di Sansone hanno riequilibrato la partita. Ma la Lazio è passata in vantaggio, trascinata da un contropiede travolgente di Candreva. Settanta metri di campo prima di entrare in area. Keita lo aveva seguito e sul rimpallo con Gobbi è stato rapidissimo nell’anticipare Cassani, ha messo a sedere Mirante e ha depositato in rete. La Lazio non ha avuto la forza e il cinismo per raddoppiare. Cassano, solo davanti a Marchetti, ha messo fuori. E al 18’, su angolo, è arrivato il pareggio. Novaretti è stato bruciato sul tempo da Lucarelli. Petkovic si è arrabbiato, perché aveva raccomandato una marcatura ferrea sul capitano del Parma. In altre circostanze la Lazio si sarebbe squagliata. Questa volta no. Ha ripreso ad attaccare, aggrappandosi all’esperienza di Ledesma, alle sportellate di Klose, al palleggio di Biglia, subentrato a Hernanes. Si sono contate altre tre occasioni limpide. Mirante ha negato la doppietta a Keita e poi Candreva non ha indovinato l’angolo. Espulso Rosi, il Parma si è arroccato nel finale a protezione dell’area. La Lazio era tutta protesa in avanti. Non c’è stato niente da fare. Petkovic non ha vinto, Ma si è tenuto la panchina.

Il Tempo titola: "Una bella Lazio raccoglie solo un punto. A Parma i biancocelesti giocano bene e vanno in vantaggio con Keita, ma Lucarelli sigla il pareggio".

Continua il quotidiano romano: Non riesce più a vincere la Lazio, non riesce più a vincere lontano da Roma. Il tabù trasferta sembra ormai maledetto, gli ultimi tre punti raccolti nel maggio 2013 contro l’Inter. La crisi sembra non voler passare, la classifica comincia a far paura (solo 16 quelli raccolti in campionato), le ambizioni europee s’allontanano sempre più. Eppure i biancocelesti fanno vedere una delle migliori prestazioni da inizio stagione, s’intravedono trame di gioco e pericolosità in fase offensiva. Illumina l’1-1 il solo Keita, gol e tanta qualità, ma non può bastare. Petkovic si affida ancora una volta al 4-3-3, torna Marchetti tra i pali e in difesa Pereirinha e Radu sulle fasce; Novaretti e Cana a formare la coppia centrale. In mediana Ledesma in cabina di regia, ad affiancarlo Onazi ed Hernanes. Nel tridente d’attacco Klose si riprende lo scettro, Candreva a destra e il confermatissimo Keita a supportare la manovra offensiva. S’accende a intermittenza la sfida del Tardini, s’accende con i lampi di un Keita veramente ispirato: prima non aggancia a tu per tu col portiere, poi è bravo a crearsi lo spazio giusto per tirare ma Mirante dice di no. È per i piedi dell’ex Barcellona che passano le azioni più pericolose della Lazio nel primo tempo, i biancocelesti tengono in mano il pallino del gioco ma non mettono troppa paura. Il Parma invece è davvero poca roba, prova a sfruttare un paio di contropiedi senza successo. Si chiude sullo 0-0 la prima non esaltante frazione di gioco.

Si apre la ripresa e si fa vedere subito il Parma, il tiro di Sansone però trova pronto Marchetti. È Keita però a illuminare ancora la partita, sblocca il risultato con il suo primo gol in serie A e con la maglia biancoceleste: al 50' Candreva serve l’attaccante classe ’95, supera Cassani e mette a sedere Mirante, a porta vuota poi non sbaglia e corona il sogno. Ripaga Petkovic della fiducia e dopo i quattro assist in Europa League, gonfia la rete da vero bomber. I ducali regalano qualche fiammata, s’infiammano poi al 64' quando trovano il gol dell’1-1: su calcio d’angolo, i biancocelesti si distraggono braccando Parolo, Lucarelli si libera della marcatura di Novaretti e inzucca alle spalle di Marchetti. S’accende la sfida, le squadre si allungano e tentano il tutto per tutto; Petkovic boccia ancora una volta Hernanes, spazio a Biglia in una Lazio che non cambia comunque volto tattico. I biancocelesti sembrano meno pericolosi, Klose non ce la fa per un problema alla spalla – paga le conseguenze di un fallo di Felipe – Floccari è pronto a sostituirlo. Il Parma chiude in dieci, Rosi si becca un rosso diretto per proteste, la Lazio cambia Pereirinha vittima di crampi per Cavanda. Gli ultimi giri d’orologio non verranno ricordati per forti emozioni, s’inchioda il risultato sull’1-1 al triplice fischio. La vittoria resta per la Lazio un miraggio, figurarsi lontano dalle mura amiche dello stadio Olimpico.

Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

E’ l’alba di un nuovo giorno. Forse la vera svolta della stagione e l’annuncio di un ciclo impreziosito dai colpi geniali di Keita, baby fenomeno strappato un paio d’anni fa al Barcellona. Ha appena diciotto anni e all’esordio da titolare in serie A ha fatto la differenza più di Cassano. Petkovic, nella domenica più complicata, ha indovinato il mix giusto. E’ stato sorretto dalla vecchia guardia, ha lanciato il ragazzino spagnolo, individuando (dopo tanti esperimenti e spesso molta confusione) la quadratura del cerchio. Al Tardini di Parma la Lazio ha ritrovato una logica tattica e ha giocato la miglior partita in trasferta della stagione. Non è arrivato il successo solo perché quel pallone non voleva entrare e davanti è mancato il guizzo di Klose, che si è lussato una spalla giocando per la squadra e per il suo allenatore. Non ha tirato, ma ha corso e sgomitato come non si era quasi mai visto, sacrificandosi a beneficio degli inserimenti. Vlado era contento con riserva. Voleva vincere. "Sono soddisfatto. La squadra ha giocato bene per novanta minuti fuori casa, dimostrando coraggio, qualità, ritmo. Era importante per il morale. Stiamo lavorando bene. Solo il risultato non ci dà ragione. Abbiamo perso diversi punti in classifica. Meritavamo di raccogliere di più nelle ultime quattro partite".

E’ mancato il raddoppio forse perché la buona sorte non vuole girare dalla parte della Lazio. Petkovic ha sospirato. "E’ un processo di maturità. Forse dobbiamo soffrire tanto per crescere ulteriormente. Ci sono state poche partite in cui abbiamo subìto il gioco degli avversari. Dobbiamo essere più cinici, meno ingenui. Non mi va di prendere gol a palla ferma. Sugli angoli ci sono le marcature fisse. Si deve rimanere concentrati. E lo stesso discorso vale in attacco. Non bisogna voler entrare in porta con il pallone per forza. Si può anche tirare da fuori". Lo ha confortato il gioco. "Sì, forse è stata la miglior prestazione in trasferta. E’ durata novanta minuti, non ci sono stati cali. Anche a San Siro con il Milan la prestazione era stata positiva, ma solo nel secondo tempo. Questa volta abbiamo dimostrato che possiamo competere ad alti livelli. Manca qualcosa per un altro salto di qualità. Abbiamo costruito tanto. Per la prima volta fuori casa si è visto un buon calcio e la squadra ha tenuto il ritmo alto per tutta la partita. Continua la serie di risultati così e così. Qualcosa è migliorato nel gioco. Purtroppo ci ha condannato un’ingenuità, dovevamo tenere meglio la marcatura". S’è arrabbiato perché si era raccomandato con i suoi difensori di non mollare un istante Lucarelli sui calci piazzati.

A Parma, però, è nata la stella di Keita. Vlado l’ha invitato a non montarsi la testa. "Ha fatto bene. Ora dipende solo da lui. Se resta tranquillo, mantenendo i piedi per terra, continuando a lavorare in questo modo, potrà crescere ancora. Ha tante qualità, doti fisiche, anche tecnico-tattiche. Ma deve lavorare tanto per diventare un campione". Petkovic s’è tenuto stretta la panchina. Un altro crollo in trasferta lo avrebbe messo davvero a rischio esonero, anche se Lotito aveva preso altro tempo, sollecitando la svolta. "Dall’interno non ho mai ricevuto un rimprovero. Dall’esterno ci sono le voci. Tanti vogliono arrivare in una piazza importante come quella della Lazio. Io lavoro con serenità e devo restare tranquillo" ha spiegato Vlado. Ora potrà concentrarsi sul recupero degli infortunati e cercherà il vero Profeta. "Hernanes l’ho visto un po’ meglio. Sta crescendo. Ci sono sensazioni positive, forse gli serve un gol, una prodezza, per ritrovarsi completamente. Peccato che ora vada via con la Nazionale. Doveva lavorare dal punto di vista fisico e stare tranquillo. Lo stesso discorso vale per gli altri nazionali. Sono sicuro che dopo la sosta tutti torneranno e riusciranno a ritrovare il passo giusto".

E’ solo l’inizio: "Il gol, il mio primo in serie A, è per la mia famiglia, è per i tifosi, per la bellissima gente laziale. Mi sostiene da sempre, mi aiuta, grazie a tutti". Vai Keita, vai forte. All’ultima curva del destino di Petkovic è uscito questo marmocchio. Diciotto anni e mezzo, un talento eretico, s’è preso la Lazio, vuole prendersi il mondo: "Sono felice, la mia prima rete in campionato per fortuna è arrivata. Peccato per il pareggio, la vittoria cercheremo di conquistarla la prossima volta". Vai Keita, bambino d’oro, piccolo grande uomo dotato di piedi fatati, nato per danzare col pallone. Il suo gol, il primo tra i grandi, vale il replay. E’ partito dalle retrovie, ha accelerato col petto in fuori, s’è avventato come un’aquila, s’è piazzato in mezzo all’area, ha aspettato il rimpallo giusto, ha attirato il pallone, l’ha guidato accarezzandolo con l’esterno destro, s’è fatto largo evitando Lucarelli e Mirante, l’ha appoggiato in rete delicatamente. Grazie a te, Keita. Grazie per il gioiello, te lo dice tutta la Lazio.

Irridenti, le sue veroniche. Creano vortici i suoi dribbling. E’ sfrontato e abile, non è narciso, se mai lo è stato era più piccolo, erano i suoi primi giorni italiani, di tempo ne è passato. Keita oggi gioca per gli altri e non per sè come tenderebbe a fare qualsiasi ragazzino della sua età catapultato nell’Olimpo. Ha frequentato la scuola del Barcellona, nella cantera t’insegnano a regalare il pallone ai compagni prima di pensare che puoi farlo tuo. Non sa solo inventare, sa lottare. Keita ha la freschezza che serviva, è la scintilla che ha riacceso la Lazio in Europa e in Italia. A Parma ha creato le occasioni più nitide, di gol ne avrebbe potuti segnare due o tre. Assist e reti, il repertorio ora è completo. Ai passaggi decisivi offerti a Hernanes e Floccari (in Coppa) ha aggiunto la firma personale. Lui è così, ti frega col sorriso, rende facile ciò che sembra difficile. Ha una falcata che ti annienta e sta imparando ad essere più attaccante, a vedere la porta, gliel’ha chiesto Petkovic. Keita è il calcio che accende la fantasia, è il ragazzino dei gol pesanti, il pirata delle imboscate decisive. L’anno scorso nel derby Primavera sbancò Trigoria, ieri al Tardini, contro il Parma, per poco non s’è preso i tre punti: "Qual è stato il gol più emozionante? Sono stati stupendi ed emozionanti, difficile scegliere...". Keita stupisce giocando e parlando: "Voglio migliorare ancora, devo farlo sotto tutti i punti di vista. In tanti dicono che ho un bel dribbling, ma non basta, possono renderlo ancora più efficace".

Ha abbassato la cresta e non solo perché l’ha tagliata prima di sbarcare in ritiro con i grandi. S’è presentato con umiltà pur sapendo d’essere forte: "Devo essere efficace per la squadra, devo continuare a lavorare tenendo la testa sulle spalle e i piedi piantati per terra". S’è preso la copertina, le luci della ribalta, gli obiettivi dei fotografi, i primi piani delle telecamere. Ha parlato lui a Parma, l’ha fatto per tutti: "Nel primo tempo abbiamo giocato offensivamente, il mister ci voleva alti, si è visto un bel calcio. Abbiamo cercato spesso la conclusione, è mancata un po’ di fortuna, dobbiamo continuare su questa strada. Siamo un bel gruppo, siamo uniti, mi aiutano tutti. Klose e Ledesma sono speciali". Ha corso col petto in fuori nell’azione del gol, s’è presentato così anche davanti ai microfoni: "La Lazio è stata superiore al Parma, potevamo vincere tranquillamente, purtroppo è mancata la fortuna, lo ripeto. Il nostro vero potenziale uscirà presto grazie al lavoro di tutti. Se riuscirò ad aiutare la Lazio per farla risollevare? Se accadrà sarò felicissimo". Sì, è solo l’inizio.

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